Poesia d’Acqua – Omaggio a Giovanni Comisso


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La grande installazione presentata per la prima volta a Treviso nell’alveo del fiume Cagnan, trova ora una dimora d’elezione a pochi passi dalla casa di Giovanni Comisso, entrando nelle acque di Villa Guidini per far parte del patrimonio pubblico di Zero Branco e posto all’ammirazione di tutti coloro che vi transiteranno.

Nata da un’idea dell’artista su invito di Antonio Gatti, titolare dell’omonimo showroom di Treviso in via Campana, l’opera ha visto come prima location le acque del Cagnan nei pressi del Ponte di San Francesco proprio laddove una targa commemorativa ricorda ai passanti “Giovanni Comisso. Nato in questa contrada il 3 ottobre 1895. Scrittore. In pagine luminose espresse l’accordo, esaltò la poesia della terra e della vita trevisane” posta dal Comune nel 1970 a fianco dell’insegna che indica toponomasticamente “Riva del Cagnan Giovanni Comisso”.

Così come l’operazione di innesto artistico nel tessuto naturalistico del centro storico trevigiano ha  tanto attratto l’ammirazione dei residenti e dei passanti, ora, volgendo lo sguardo verso il lato destro del fiume per chi cammina in direzione della chiesa di San Francesco, si avverte un vuoto, si ‘vede’ l’assenza di ‘colei’ che per qualche anno è stata una compagna di contemplazione del pittoresco angolo verde, dove la natura esprime la sua libertà nella turbolenza delle acque e gli alberi vi intingono le fronde, nell’accoglienza dei nidi di animali e dove la mano sapiente dell’artista ha interpretato l’omaggio al grande scrittore senza sopraffare, con una scultura monumentale ma al contempo leggera, perfettamente integrata e in equilibrio visivo con il contesto e con la storia. L’occasione di trovare un nuovo sito per l’opera ci è stata fornita dall’amministrazione comunale di Zero Branco che, sensibile alla sua raffinata qualità artistica,  ha accolto la nostra proposta: l’opera avrebbe dovuto trovare pace in un angolo d’elezione simbolica e geografica.  

Alle origini del tempo, della vita, del mondo e strumento ultimo di sopravvivenza, di fecondità, di nuova speranza, l’acqua è una semplice composizione che tutto genera e in sé tutto racchiude. Questa installazione vede nascere il suo significato solo se immersa ed avvolta nell’abbraccio acqueo.  In minima parte addomesticata dall’uomo, l’acqua è al contempo simbolo e verità. Nelle opere di Enrico Benetta, plasmate con sapienza artigianale, l’acqua è un elemento che ritorna e, con costanza, racchiude un’idea millenaria: l’acqua come madre che sorride ai figli assetati e dona conforto indiscriminato. Elemento femminile nella sua generosità, nelle sue movenze, nella sua sinuosità e, liquido giaciglio di questa scultura, diviene messaggera intrigante e universale.
La grande e potente installazione di Enrico Benetta giace nei sogni dell’umanità e diviene poetico invito al rispetto per la terra e per i simili che essa può nutrire.
In quest’opera, fatta di ferro e acqua, maestranza e indomabilità si fondono per diventare linguaggio universale. Le grandi lettere in carattere Bodoni, tradizionali elementi scultorei e firma stilistica di Benetta, si scompongono su una pagina monumentale che raccoglie i pensieri e le poesie di chi si pone al suo cospetto. Ogni composizione dell’artista è frutto di una attenta riflessione sul posizionamento delle singole cifre, delle singole lettere. Apparentemente in un primordiale caos, la scrittura di ferro diventa leggibile da chiunque si ponga le giuste domande e prende senso compiuto per coloro che ne sappiano intuire ed interpretare il segreto. Da scrittura a scultura e viceversa in un dialogo che travalica i secoli e guarda sempre nel profondo della bellezza.

 

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